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Storia - IRAN SHEEDEE TRAVEL AGENCY

L’altopiano iraniano è uno dei più vecchi focolari della civiltà umana. È nel 6° millennio a.C. che si forma una civiltà urbana nell’Iran.Verso il 2000 a.C. gli Ariani d'origine indoeuropea, si stabilirono nel paese e sottomisero le tribù autoctoni. Arrivarono dalle pianure meridionali della Russia. Fra loro,i Medi si insediarono ad ovest, i persiani a sud-ovest e Parti a nord-est. Lo stesso nome dell'Iran è quello degli Ariani, conservato dopo l'arrivo di quest'ultimo. Significa "nobile, di stirpe pura".

 Nel  612 a.C.i Medi (708-550 a.C.) misero fine all'esistenza del regno dell'Assiria e fissarono la loro capitale ad Hamedan. Per circa un secolo e mezzo, le frontiere del paese si estendevano dall'Afganistan alla Turchia e dall’Oxus al Digre.

Nel  550 a.C. i persiani superando i Medi fondarono, sotto la guida di Ciro il grande (558-529 a.C), il primo impero persiano chiamato achemenide (550-330 a.C.) che ebbe il suo massimo splendore sotto il regno di Dario il grande (522-486 a.C), estendendosi dalla valle del Indus alla Grecia, dall'Asia centrale all'Africa del nord-est. Allora, Dario fondò il primo servizio postale costruendo strade moderne con dei caravanserragli che avevano lo scopo di tappa di riposo per i viaggiatori ed i fattori. Fondò dei porti nel Golfo Persico e completò lo scavo del canale di Suez. Nel suo apogeo, la civiltà achemenide è diventata come una delle più brillanti della storia. I palazzi di Persepoli sono i capi dell’opera di questa civiltà.

 

Dopo la conquista della Persia da parte di Alessandro il grande (336-323 a.C), la dominazione dei suoi successori,i Seleucidi macedoni (330-250 a.C), dura poco in Persia ma le sue acquisizioni sul piano culturale ed artistico furono considerevoli. Infatti la capacità dei persiani di assimilare i contributi degli invasori da un lato ed arricchirli dall'altro, ha preparato l'espansione della civiltà ellenica.

 Verso il 250 a.C. i Parti si insediarono nel nord-est, fondarono l'impero dello Arsacidi (250 -224 d.C.).I Parti affrontarono un avversario di statura, Roma. Durante quasi tre secoli,i romani ed i Parti si abbandonarono ad una battaglia per ottenere il controllo della Mesopotamia, della Siria e dell'Armenia il cui risultato non fu mai decisivo. All’interno, il regime dei parti è caratterizzato dalla persistente influenza ellenica e dalla debolezza del potere reale davanti alla grande nobiltà.

Nel 224, i sassanidi (224-642), dopo avere sconfitto i Parti crearono il secondo impero persiano, fortemente centralizzato e gerarchizzato, che fu per Roma e Bisanzio un avversario molto pericoloso e deciso. La lotta contro quest'ultimi fu segnata da grandi successi militari. I sassanidi ristabilirono quasi le vecchie frontiere achemenidi. Svilupparono la piccola industria e l'urbanizzazione ed incoraggiarono il commercio nel Golfo Persico. Con le loro caratteristiche nei settori politico, sociale e culturale, l'era sassanide fu una delle ere più potenti e più maestose della storia dell'Iran. Di quest'epoca, resta una grande eredità culturale e molti monumenti storici.

Sotto i sassanidi, lo zoroastrismo diventò religione di Stato, che si sostiene sul clero dei magi.I sovrani sassanidi, spesso in lotta contro l'aristocrazia, furono alle prese con una casta religiosa abituata ad inserirsi negli affari del governo. Durante quasi quattro secoli, le guerre straniere e le lotte interne esaurirono l'impero sassanide. Quando i primi attacchi degli Arabi iniziarono nel 633, la Persia si trovava considerevolmente indebolita.

Nel 642, il potere sassanide fu definitivamente spezzato dagli Arabi (642-945). Un nuovo periodo cominciò allora per l'Iran, causando profondi cambiamenti sociali, politici e religiosi. La maggior parte  degli iraniani si converti all'islam e cercò di propagare tutta la sua cultura arricchendola. Ciò nonostante, gli iraniani non nascondevano la loro opposizione ai califfi omeyadi (661-750), con sede a Damasco.

La sommossa a favore degli abbassidi, fomentata in Iran dal Persiano Abu Moslem Khorassani, trascinò nel 750 la caduta del califfato omeyade ed arriva all'instaurazione di un discendente del profeta, Abol Abbas, come califfo. Il califfato abbasside (750-945) conobbe, sul piano intellettuale, un periodo fasto durante il quale i Persiani svolsero un ruolo di primo piano. Fin dall'inizio del regno abbasside, con sede a Bagdad, gli iraniani erano stati incaricati delle funzioni ufficiali di alto rango alle quali non avevano mai accesso a Damasco e di numerose tradizioni ed abitudini iraniane furono adottate alla corte.

 A partire dal 9° secolo, il potere abbasside iniziò a declinare, dal quale i governatori delle province iraniane approfittarono per staccarsi dal potere di Bagdad, flusso di piccole dinastie indigene: Tahiridi (823-873), Saffaridi (871-910), Samanidi (902-999), Ziyaridi (928-1051) e Bouyidi (934-1055). Questo periodo fu chiamato "l'intervallo iraniano".I Buyidi misero fine alla sovranità abbasside della Persia e si impadronirono di Bagdad nel 946. Queste dinastie resistettero all'arabizzazione e si occuparono di fare riapparire la lingua e la cultura persiana, ma nessuno era abbastanza forte per unire gli altri.

Questo periodo si completò con l'aumento della potenza dei Turchi dell'Asia centrale fino a mettere dei militari nelle corti persiane. Approfittarono dell'indebolimento dei governatori iraniani per rendersi indipendenti e fondarono le dinastie dei Ghaznavidi (976-1040), Seljukidi (1039-1128), e Kharazmshahidi (1127-1230). Fra questi,i Seljukidi erano più potenti e costituirono il più vasto impero post-islamico dell'Iran: si estendeva dall'Afganistan alla Turchia e dal lago di Aral alla Palestina. Elessero Isfahan nel ruolo di capitale e riuscirono a creare un'amministrazione centralizzata ed efficace. Sotto i Seljukidi, l'arte, la letteratura e le scienze persiane conobbero un grande splendore e scuole di teologia aprirono allo scopo di propagare la dottrina sunnita dei nuovi regnanti a scapito del chiisme. L'indiscipline dei clan turchi ebbe conseguenze disastrose per l'economia del paese che soffrì per le devastazioni esercitate dai nomadi nelle regioni di produzione.

Nel 1220, l'esercito di Genghis Khan (1167-1227) arrivò in Iran. I Mongoli distrussero tutto l'Iran orientale e numerosi scritti sulle origini delle scienze persiane. I successori di Genghis Khan furono paradossalmente degli attivi protettori dell'arte e della cultura persiana lasciandosi dietro monumenti sontuosi. Ricostruirono anche il paese e svilupparono il commercio, l'industria e l'agricoltura.

Nel 1253, Hulagu (1217-1265), il nipote di Genghis, il cui impero andava dalla Cina alla Turchia, sottomise la Persia intera e mise fine a 5 secoli di regno abbasside. I successori di Hulagu, che presero il titolo di Ilkhan, stabilirono la loro capitale a Tabriz. Non avendo alcuna competenza a governare i loro sudditi sedentari,gli Ilkhanidi (1253-1335) affidarono l'amministrazione ai visir iraniani, scelta che aiutò il mantenimento della cultura persiana. La morte di Ilkhan Abou Saïd nel 1335 portò la divisione dell'impero mongolo di Persia ed alcuni capi locali si dichiararono indipendenti:i Sarbedarani (1337-1381) nel Khorassan e i Mozaffaridi (1340-1392) nel Fars e nel Kerman.

Queste dinastie durarono poco poiché un'invasione di nomadi turco-mongoli, con a capo Tamerlan (1336-1405), s'infranse sulla regione. Tamerlan devastò molto al suo passaggio e portò gli stessi mali dei Mongoli, ma i suoi successori,i Timuridi (1381-1505), si trasformarono in veri mecenati. Come sotto gli Ilkhans e ancor di più rimaneva brillante la vita intellettuale ed artistica, di cui Shiraz ed Herat ne furono i focolari. 

 Nel corso del 15° secolo delle nuove onde di nomadi Turcmeni, provenienti da Anatolia, arrivarono in Iran. Si disputarono il potere a nord-ovest che conobbe un'evoluzione storica diversa. La dinastia dei Qara Qoyunlu (1275-1468) si installò a Tabriz, fu eliminata in seguito dagli Aq Qoyunlu (1434-1514) dispersi a loro volta nel 1501 da una terza dinastia turca, quella dei Safavidi, che si impose nell' Azerbaigian e riuscì a conquistare tutto l'Iran.

 La dinastia safavide (1501-1722) raggiunse la sua età d'oro sotto Shah Abbas il Grand (1571-1629) che fondò uno Stato centralizzato con un'amministrazione efficace e affermò la potenza del paese. Sviluppò il commercio ed i contatti con l'Europa e fece costruire la sua nuova capitale, Isfahan, trasformandola in una delle più belle città del mondo. Il suo regno si manifestò con l'emergere di un'architettura e di un'arte fiorente. Numerosi monumenti esistono ancora oggi, e fra i più belli, sono di questo periodo.I 999 caravanserragli che furono costruiti lungo le vecchie strade commerciali rimesse in attività.

Allora, l'adozione del chiismo come religione di Stato fu un elemento unificatore importante poiché permise di approfittare di un nazionalismo latente, ma portò il paese in conflitto diretto con i sunniti ottomani. A partire da questo momento, il chiisme restò la religione della maggior parte degli iraniani e permise all'Iran di conservare la sua dipendenza e la sua sovranità di fronte all'impero degli Otomani, rivendicando la tutela dei musulmani del mondo. Così, l'Iran aveva potuto imporsi come una forza potente religiosa contro i cosiddetti rappresentanti dell'islam. Due secoli di guerre intermittenti si susseguirono ed una grande rivalità economica tra i due paesi.

 La sommossa afgana del 1722 rovesciò i Safavidi. Il regno afgano fu di breve durata, dal 1722 al 1729. brevemente restaurato, la dinastia safavide fu definitivamente sconfitta da Nader Shah, fondatore della dinastia afsharide (1735-1748). L'ultimo dei grandi conquistatori asiatici, Nader Shah riusci a scongiggere l'Afganistan, Delhi, Bukhara, Khiva, ecc. Ma sovrano dittatoriale e crudele, fu assassinato nel 1747. Una dinastia fondata da Karim Khan-é Zand e con base a Shiraz gli succedette. Monarca prudente e bonario, Karim Khan (1750-1772) instaurarono un tipo di governo più flessibile di quello dei suoi predecessori. Fu il solo re iraniano che rifiutò il titolo di "shah",  preferendo quello più modesto di "vakil" (regente). La dinastia zand (1750-1794) fu battuta da una tribù turca,i Qajar (1795-1925), e la capitale fu trasferita a Teheran.

La storia dell'Iran del 19° ed all'inizio del 20° secolo è predominata dalla rivalità tra la Russia e l'Inghilterra, la prima desiderando raggiungere il Golfo Persico quindi l'India e la seconda sforzandosi di proteggere la strada delle India e fermare l'espansione russa. Queste due potenze divisero il paese in due zone d'influenza, Russes al nord e britannici al sud. Questi paesi riuscirono ad ottenere concessioni che davano loro il controllo delle principali risorse iraniane, grazie all'indifferenza dei re qajar. Questo dominio straniero sull'economia del paese causò sommosse presso i capi religiosi ed i partigiani delle riforme. Questi movimenti arrivarono nel 1906 ad una rivoluzione che condusse all'instaurazione del primo Parlamento e l'adozione di una costituzione nel 1907, che garantisce la compatibilità delle leggi con la dottrina sciita. 

Nel 1921, un colpo di stato permise a Reza Khan,un colonello influente dell'esercito qajar, di diventare primo ministro e nel 1925, dopo avere destituito l'ultimo shah qajar, si proclamò Shah dell'Iran, fondando la dinastia dei Pahlavi (1925-1979). Reza Shah intraprese a modernizzare il paese in modo autorevole: l'insegnamento, l'agricoltura, l'industria, la rete stradale ed il sistema sanitario furono sviluppati, i collegamenti aerei furono creati e la ferrovia fu costruita. Se il regno di Reza Shah (1925-1941) portò uno sviluppo certo e l'abrogazione dei privilegi accordati ai paesi stranieri, fu segnato anche dall'instaurazione di uno stretto controllo poliziesco. Reza Shah intraprese la laicizzazione della società. Così tentò di ridurre il potere del clero e di togliere l'uso della sciarpa e dello chador a beneficio degli abiti occidentali.

 Nel 1941, Reza Shah, sospettato dai britannici e dai sovietici di essere a favore delle potenze dell'Axe, fu costretto ad abdicare e suo figlo, Mohammad Reza (1941-1979), di 22 anni, gli succedette. Recuperò il potere assoluto, ma al prezzo di un totale assoggettamento alI'Occidente. Uno degli eventi importanti che segnano il suo regno fu la nazionalizzazione del petrolio. In Iran, il petrolio fu scoperto nel 1908. Nel 1909, l'Anglo-Persiano Oil Company riacquistò la concessione e nel 1913 ottenne i diritti d'indagine, di esplorazione, di raffinamento e d'esportazione di tutto il petrolio.

 Questo controllo britannico condusse ad una crisi politica nel 1951 quando il dottor Mossadeq, il primo ministro e capo del fronte nazionale, decise la nazionalizzazione dell'industria petroliera. Ma il successo crescente del movimento di Mossadeq, sostenuto dal pubblico, preoccupava gli ambienti petroliferi ed i monarchici, e nel 1953 un colpo di Stato, sostenuto dai britannici e dagli americani, rovesciò il suo governo e la società petrolifera fu nuovamente privatizzata. Ciò nonostante, la nazionalizzazione del petrolio diventò successivamente il simbolo della ripresa in mano dell'economia del paese da parte degli iraniani.

Nel 1962, Shah lanciò un tentativo di riforma economica e sociale destinata in particolare alla popolazione rurale, maggioritaria nel paese. Ma la ridistribuzione delle terre e le riforme che riguardava le donne causarono la rabbia dei grandi proprietari terrieri e degli ambienti religiosi. Nel 1964, il sovrano approvò un progetto di legge accordando l'immunità giuridica ai soldati americani presenti in Iran. Lo stesso anno, l'ayatollah Khomeini, le cui critiche nei confronti del governo erano diventate sempre più dure, fu esiliato (dal 1964 al 1979). Tutti quest'eventi causarono grandi proteste popolari dove gli universitari ed il clero erano in prima linea, e comportarono una repressione rigorosa su quest'ultimi.

Durante la dinastia pahlavi l'Iran aveva conosciuto un fortissimo sviluppo industriale finanziato principalmente dai redditi petroliferi. Il successo economico fece relegare in secondo piano i problemi socio-politici. L'arrivo massiccio di petrodollari nel 1973 permise di intraprendere una vasta espansione industriale, ma questa non era orientata per soddisfare le necessità immediate del paese. A questi problemi si aggiunse un esodo rurale massiccio che non fece che ampliare le zone povere delle grandi città. Nel 1977, il costo della vita e la vendita in perdita del petrolio forzarono il governo ad interrompere alcune riforme sociali per finanziare i progetti di costruzione ed i comandi d'armamento.

 Questa situazione favorì l'opposizione e le manifestazioni si moltiplicarono,  richiedendo apertamente il ritorno dell'ayatollah Khomeini. Durante tutto l'anno 1978, delle sommosse violente e degli scioperi si misero in moto,  paralizzando le amministrazioni ed il settore industriale ed interrompendo le stesse esportazioni petrolifere da cui dipendeva l'economia intera.

 Il 16 gennaio 1979, Shah fu costretto a lasciare il paese. Il ritorno dello ayatollah Khomeini, il 1 febbraio 1979, fu accolto con entusiasmo ed iniziò l'ultima fase dell'instaurazione di un regime islamico. Questa vittoria fu ratificata a seguito del referendum del 1 aprile dello stesso anno con una maggioranza del 98,2%.

Quasi immediatamente il nuovo regime, imputato di propagare la rivoluzione islamica, si trovò in opposizione con il resto del mondo. La giovane repubblica islamica era ancora ben lontana d'avere regolato i suoi problemi interni che l'Iraq con la complicità delle grandi potenze mondiali invase, nel 1980le frontiere iraniane allo scopo di rovesciare la repubblica islamica. Ma lungi da causare un crollo del governo iraniano, l'attacco iracheno creò un'unione attorno al regime dell'imam Khomeini e la resistenza iraniana risultò dura. I combattimenti continuarono fino al 1988 quando l'Iran accettò la risoluzione 598 dell'ONU che chiedeva una tregua. Il bilancio di otto anni di combattimenti fu molto pesante: circa 300.000 vittime, danni materiali considerevoli, migliaia di profughi ed un'economia fragile.