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Deserto - IRAN SHEEDEE TRAVEL AGENCY

I’altopiano iraniano presenta al centro due zone desertiche: Dashte- Kavir il deserto salato a nord e Dashte- Lout, il deserto di sabbia a sud. Questi due deserti sono la vestigia di un vecchio lago gradualmente svuotato. Sono principalmente bacini più o meno abbassati poiché la loro scarsa altitudine li priva delle precipitazioni causate dai rilievi. Il 25% dell'Iran è classificato come deserto o semi deserto.

 I’incurvatura è molto più pronunciata nel Lout, che scende fino a 300 m d'altitudine, mentre il fondo del Dashte- Kavir non scende sotto i 600 m. Le conseguenze di questo contrasto sono importanti per i rispettivi aspetti dei due deserti. Certamente, nei due casi, la gamma delle forme è identica. Il deserto del sud, più meridionale e più caldo, situato tra rilievi meno spruzzati e sottoposti ad un'evaporazione molto più forte, vede predominare le vaste dimensioni completamente secche e prive di qualsiasi vegetazione che spargono massicci di dune.

Queste zone sono fra le più aride del mondo. Se si trovano alcune oasi nel Dashte- Kavir, il Dashte- Lout non presenta alcuna forma di vita. I centri abitati si trovano dunque soprattutto ai bordi dell’altopiano. La vita nei deserti è ridotta ad un cordone sottile di oasi che si sviluppano con la presenza d'acqua: fonti, pozzi e soprattutto Qanat. Nei deserti, gli sbalzi di temperature giornaliere e notturne sono considerevoli.

Ia persia centrale viene classificata secondo le zone a Dasht, "pianura", Biyaban, "terra senza acqua", Kavir, "palude salata" e Lout, "deserto senza acqua né piante". Questo bacino gigantesco è coperto di terra ocra e grigia, più o meno fluida, che si alterna con strisce di sale ai bordi presenta una catena  rocciosa dagli spigoli pungenti. Un disboscamento selvaggio ha fatto scomparire alcuni alberi che esistevano già all'inizio del 20° secolo. Queste zone sopportano tuttavia una vegetazione sparsa ma adeguata alla siccità ed al suolo salino. Solo i tamarischi fermano oggi lo sguardo nella triste distesa di queste terre desolate. Recentemente si è iniziato a ripiantare i deserti per consolidare il suolo e dunque impedire lo spostamento della sabbia soprattutto nelle vicinanze delle grandi città.

Un limite naturale, quello della palma di datteri, sbarra infatti i deserti, escludendo tutto il Dashte- Kavir, troppo freddo in inverno. La palma non appare che timidamente sul suo bordo meridionale, e le prime oasi importanti che fondano su lui la loro esistenza, sono esposti a vedere il loro palmeto devastato dai rigidi inverni. Se si esclude la parte centrale del Lout dove la vegetazione è assente, le oasi sono così più numerose e più importanti, grazie alla palma, attorno al bacino meridionale.

 I paesaggi naturali del deserto con sabbie mobili, fiumi salati ed oasi costituiscono una natura dove l’aridità e la dolcezza si accostano reciprocamente. I villaggi che si sono formati attorno alle oasi non sono affatto evoluti. Attraversando queste terre, si comprende meglio il fascino che esercitarono questi villaggi ed i loro caravanserragli sui viaggiatori di un tempo. Gli innamorati di grandi spazi possono prendere in esame l’escursioni nei deserti. Sono le due zone più difficili da esplorare.

A differenza dei deserti arabi o del Sahara percorsi dalle tribù nomadi, i deserti iraniani sono quasi disabitati. Solo i confini vengono pascolati in inverno dai greggi, zone che si affrettano a lasciare con l’arrivo del primo caldo. In Iran, i nomadi sono nelle montagne e non nel deserto.